Viaggio in Costa d’Avorio del febbraio 2005
Sono passati tre anni e mezzo dal nostro ultimo viaggio in Costa d’Avorio. Finalmente la situazione politica ci permette di tornare a visitare uno dei nostri progetti africani che‚ a causa della situazione di guerra nel Paese aveva subito un forte rallentamento. In questi anni‚ infatti‚ siamo riusciti a garantire la continuità del progetto solo con alcuni artigiani perché le importazioni potevano essere effettuate solo per via aerea‚ ed erano quindi escluse le merci più ingombranti e pesanti che avrebbero dei costi di trasporto proibitivi.
La nostra visita é durata dal 3 al 15 febbraio e si é concentrata principalmente a Gran Bassam‚ dove si trova il Coordinamento degli Artigiani che era sorto per dar vita al progetto di commercio equo in questo paese. Spostarsi al nord‚ nella zona di Korogho dove pure ci sono artigiani che collaborano con il Coordinamento‚ era ancora pericoloso‚ perché il territorio é occupato dai ribelli. Qui il clima caldo e umido non aiuta ad alleggerire la situazione ancora tesa dopo gli scontri del novembre 2004.
Gran Bassam si trova a 40 Km ad est di Abidjan ( la capitale ) e lungo il tragitto si incontrano almeno tre posti di blocco militari‚ situati in punti strategici e i controlli cui si è sottoposti comportano lunghe attese‚ tanto da creare difficoltà nel programmare gli spostamenti.
Il panorama che ci circonda in questi pochi chilometro di strada è desolante. Quello che era uno dei paesi più ricchi dell’Africa dell’Ovest ora si trova ad affrontare una crisi su vasta scala che ha riportato l’economia ad un livello quasi di sussistenza. L’assenza di turismo‚ che almeno qui sulla costa era per molti una fonte di reddito e che è scomparso a causa dell’instabilità del paese‚ aggrava ulteriormente la situazione.
Come nei precedenti viaggi siamo ospiti di William e Danielle‚ punti di riferimento del Coordinamento e nostri cari amici prima ancora che corrispondenti per i rapporti con i produttori. Sono loro che sono riusciti a tenere in piedi un minimo di struttura dopo il colpo di stato che ha reso ancor più difficile il vivere quotidiano. Un continuo viavai di persone bussa alla loro porta e loro hanno la pazienza di accoglierli‚ ascoltarli ed aiutarli.
Tanti artigiani hanno dovuto abbandonare la loro attività e vendere sottocosto i loro prodotti per poter sopravvivere; alcuni di loro‚ soprattutto gli stranieri stranieri‚ hanno lasciato il paese per cercare fortuna altrove. Di quelli rimasti‚ alcuni sono riusciti a mantenere una discreta condizione di vita‚ mentre altri sono rimasti con nulla ed entrare nei loro piccoli laboratori è scoraggiante.
Tutti‚ indistintamente‚ ci aspettavano da mesi e sono stati felicissimi nel vederci arrivare. Per iniziare il nostro lavoro Danielle ci ha accompagnato a conoscere i nuovi artigiani ed a salutare i vecchi. Così abbiamo trascorso con loro diverse giornate‚ importanti per riprendere i contatti e sentire dalla loro voce qual’é la situazione attuale.
Ci hanno raccontato le loro difficoltà nel garantire alle loro famiglie il minimo indispensabile per vivere e come tutti abbiano dovuto collaborare per affrontare questi duri momenti. I loro figli abbandonano la scuola alla ricerca di piccoli lavori che permettano di guadagnare qualche soldo per riuscire a mangiare.
Questo giro di visite non è stato solo un obbligo imposto dalle consuetudini africane‚ ma il modo di far capire concretamente a tutti che il commercio equo non è fatto solo di rapporti commerciali e che un legame si basa su un legame umano che non passa solo per lo scambio di merci. È questa la principale differenza rispetto al commercio normale‚ che ci piace coltivare durante le nostre visite ai produttori‚ anche perché è da questi contatti che viene la motivazione più forte per continuare il nostro lavoro.
Terminato dunque questo giro‚ abbiamo convocato una riunione con tutti per programmare il lavoro futuro e abbiamo notato con piacere che erano tutti presenti e con tanta voglia di partecipare e di ricominciare a lavorare insieme. I gruppi di artigiani rappresentati erano circa una trentina‚ ciascuno formato da 7-8 persone che lavorano nello stesso laboratorio.
È stata l’occasione per presentarci ai nuovi artigiani e per spiegare loro i criteri del commercio equo e in questo siamo stati aiutati oltre che da Danielle‚ da Aisha‚ una ragazza ivoriana coinvolta da Danielle per aiutarla a svolgere il lavoro di coordinamento degli artigiani e per sensibilizzare il gruppo al fine di creare una cooperativa.
La riuscita di questa riunione ci ha molto confortato e motivato nel proseguire il cammino con loro. Il gruppo dei vecchi artigiani ci ha sostenuto e dato fiducia spiegando ai nuovi‚ la credibilità del nostro progetto. Le condizioni da noi poste‚ relativamente ai tempi di consegna dei prodotti e al controllo della loro qualità‚ sono state ben accolte e condivise da tutti‚ dopo un’ interessante discussione durante la quale i nuovi artigiani hanno voluto comprendere a fondo l’organizzazione del lavoro. Da sempre in questi progetti attuiamo il prefinanziamento del 50 % per far si che gli artigiani possano iniziare a lavorare e comprare le materie prime necessarie‚e abbiamo concordato che il restante 50% sarà pagato alla partenza del container dal porto di Abidjan‚ dando fiducia alla loro capacità di controllare adeguatamente la qualità dei prodotti.
Siamo stati piacevolmente sorpresi dal fatto che alcuni artigiani hanno rifiutato il prefinanziamento‚ per destinare una somma maggiore ad altri artigiani che hanno più difficoltà. Inoltre si é riconfermata la decisione di accantonare il 2% del totale dell’ordine di ogni artigiano per pagare un locale che fungerà da magazzino e per creare un fondo cassa per gli imprevisti. Tutti hanno piena fiducia nella gestione di questo fondo che sarà affidata da Danielle.
Il percorso per trasformare il coordinamento in una cooperativa‚ interrotto dalla difficile situazione del Paese‚ è ancora lungo‚ ma abbiamo avuto l’impressione che questo cammino sia ormai condiviso dalla maggioranza degli artigiani. I più convinti hanno ben chiaro che questo è il modo migliore di creare una struttura che dia più sicurezza e garanzia di continuità. Speriamo che queste persone facciano da traino per gli altri che ancora non comprendono a pieno i vantaggi di lavorare in gruppo. Per far crescere questo senso di solidarietà gli ordini sono stati distribuiti in modo da non privilegiare nessuno e offrendo a tutti un’opportunità di lavoro.
Ritorniamo in Italia con negli occhi i volti sorridenti degli artigiani e con la speranza di continuare insieme il cammino intrapreso.
Paola e Davide

|