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Commercio equo e lavoro minorile 11/03/2005 21.49.07
 

Le Botteghe del Mondo europee‚ attraverso il loro Network NEWS‚ stanno lanciando quest’anno una campagna sul lavoro minorile. Un tema certamente importante per il movimento del commercio equo e solidale‚  sul quale pensiamo di poter dare qualche contributo dato che da diversi anni lavoriamo con i movimenti dei bambini lavoratori‚ e siamo stati i primi a importare in Italia (e in Europa) i prodotti che essi cercano di commercializzare.

La campagna sembra voler indirizzare in particolare la sensibilizzazione sullo sfruttamento del lavoro minorile nelle piantagioni di cacao nei paesi dell’Africa Occidentale‚ utilizzando come veicolo il cioccolato‚ ovviamente proveniente da produttori del commercio equo e solidale.

Su questa realtà esiste una ricca elaborazione da parte dei movimenti dei bambini e adolescenti lavoratori africani‚ che denunciano come la situazione in questi paesi sia tale da configurare una situazione che non basta definire di sfruttamento del lavoro minorile‚ ma deve essere considerata come una vera propria forma di schiavitù e di traffico dei minori.

Il movimento africano dei bambini e adolescenti lavoratori (MAEJT: Mouvement Africain  des Enfants et Jeunes Travailleurs ‚ www.enda.sn/eja) grazie al suo lavoro sul campo conosce bene la situazione e ha più volte denunciato la tratta di bambini che dai paesi confinanti vengono portati a lavorare in Costa d’Avorio. In un documento presentato al ministero della famiglia del Mali‚ ad esempio‚ parlano di oltre 15.000 bambini spostati a forza da questo paese per lavorare nelle piantagioni ivoriane.

I fattori che determinano questa situazione sono la caduta del prezzo del cacao conseguente alla liberalizzazione del mercato e la necessità di mano d’opera a basso costo per i molti piccoli produttori della regione.

Il MAEJT denuncia da tempo questa situazione indicandola come il problema più drammatico della regione e rivendicando il diritto dei bambini e adolescenti lavoratori ad un lavoro dignitoso‚ compatibile con le loro esigenze e i loro diritti.

L’impegno dei governi dei paesi interessati e delle organizzazioni internazionali  su questo fronte è ancora insufficiente. Il “Protocollo per la crescita e la produzione del cacao e dei prodotti da esso derivati‚ in modo conforme alla convenzione OIL N. 182 sulla eliminazione delle peggiori forme di lavoro minorile”‚ noto come protocollo Harkin-Engel‚ costituisce un primo passo per il monitoraggio della situazione  ma è ancora troppo debole sul piano degli interventi concreti‚ come sottolineato dal rapporto citato di Save the Children.

Queste considerazioni ci portano a valutare con preoccupazione l’idea di veicolare la campagna contro lo sfruttamento del lavoro minorile con un prodotto come il cioccolato.

Una prima perplessità nasce dalla considerazione che in queste regioni africane non si deve parlare di sfruttamento del lavoro ma di vere e proprie forme di schiavitù‚ quindi concentrarsi unicamente  su questa situazione  non permette di affrontare in tutta la sua complessità la problematica del lavoro minorile.

In secondo luogo ci sembra che sollecitare il consumo di un prodotto come il cacao‚ che in quelle regioni è così fortemente legato a questa forma di schiavitù‚ sia pericoloso e possa distorcere l’informazione che vogliamo trasmettere.

Ci sembra inoltre discutibile sfruttare la sensibilità dell’opinione pubblica sul tema del lavoro minorile  per pubblicizzare un prodotto che‚ anche se proveniente dal commercio equo‚ non è comunque rappresentativo del lavoro dignitoso dei minori‚ ma indica solo in negativo la condanna del loro sfruttamento.

 Proponiamo quindi di centrare la campagna sulla diffusione di prodotti che siano frutto del lavoro dignitoso dei minori e provengano dai movimenti dei bambini e adolescenti lavoratori‚ che da anni si battono su questo tema‚ difendendo i diritti dei minori lavoratori‚ e costruendo‚ nella realtà concreta dei loro paesi una azione capillare che si oppone allo sfruttamento del lavoro minorile.

Mettiamo a disposizione i nostri legami con questo movimenti in America latina‚ Africa e Asia‚ e con quelli che in Europa li sostengono ( Save the Children‚ ItaliaNats in Italia‚ Pronats in Germania) per discutere e definire i contributi che essi possono dare alla campagna proposta da News.

 

 

 
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